
3 agosto 2026
CASTELLINA MARITTIMA (Pi) – Sabato 1 agosto i Distretti rurali e biologici della Toscana hanno consegnato al presidente della Regione, Eugenio Giani, un documento strategico che punta a riportare l’agricoltura al centro delle politiche di sviluppo regionale. Il testo, intitolato Agricoltura, territori e comunità, raccoglie dieci proposte elaborate dai territori in vista della Conferenza regionale dell’agricoltura e del nuovo Programma regionale di sviluppo.
La consegna è avvenuta nell’ambito della tavola rotonda Dalla spiga alla tavola: qualità, gusto, benessere. Ma è tutta farina del nostro sacco? organizzata dal Comune di Castellina Marittima, da Slow Food Costa degli Etruschi e dalla Pro Loco di Castellina Marittima con il coordinamento di Giacomo Sanavio. Al confronto hanno preso parte, tra gli altri: Francesco Bertanzon, presidente del Distretto rurale Terre pisano livornesi; Stefano Berti, direttore del Gal Terre Etrusche; Massimo Rovai, presidente di Slow Food Toscana; Davide Bettini, presidente del Distretto rurale e biologico della Val di Cecina.
La piattaforma parte da un principio preciso: l’agricoltura non deve essere considerata soltanto un settore produttivo ma un’infrastruttura economica, ambientale e sociale. Da questa impostazione deriva la richiesta di riconoscere economicamente i servizi ecosistemici forniti dalle imprese agricole come la tutela del suolo, del paesaggio, della biodiversità e delle risorse naturali. Un passaggio decisivo, soprattutto in una fase segnata dagli effetti della crisi climatica e dalla crescente fragilità delle aree rurali.
Tra le priorità indicate figura la transizione agroecologica, da sostenere attraverso ricerca, innovazione e cooperazione tra aziende, istituzioni e comunità locali. Durante l’incontro di Castellina Marittima è stata presentata l’esperienza di All Tuscany, il Living Lab regionale promosso con il contributo del gruppo di Agroecologia della Scuola Superiore Sant’Anna. Il progetto rappresenta un modello di collaborazione capace di accompagnare le aziende verso sistemi produttivi più sostenibili e resilienti.
Un ruolo centrale viene attribuito ai Distretti biologici, considerati strumenti essenziali per coordinare le politiche territoriali, rafforzare le filiere locali e favorire la diffusione del metodo biologico. Il documento chiede inoltre di rilanciare i progetti integrati di filiera e di distretto, migliorando l’accesso ai mercati e aumentando il valore aggiunto delle produzioni agricole.
La sostenibilità ambientale, tuttavia, viene legata strettamente alla sostenibilità economica. Senza un reddito adeguato per gli agricoltori, avvertono i Distretti, non può esistere una transizione duratura. Servono quindi politiche strutturali del cibo, filiere più organizzate, accesso alla terra e al credito, formazione imprenditoriale e servizi adeguati, in particolare per la zootecnia delle aree interne.
La proposta invita anche la Regione a superare interventi frammentari ed emergenziali e a costruire una programmazione capace di integrare agricoltura, prevenzione sanitaria, tutela dei beni comuni e vitalità dei territori. In questa prospettiva il biologico non è presentato come una nicchia commerciale ma come una leva di innovazione, presidio ambientale e sviluppo locale.
Il documento, sottoscritto da numerosi Distretti rurali e biologici e da Slow Food Toscana, propone dunque una visione integrata: agricoltura, salute, ambiente, sicurezza alimentare e coesione sociale come parti di un’unica strategia regionale. La sfida adesso è trasformare gli impegni politici in misure concrete e continuative.

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