
27 agosto 2026
Rafforzare il confronto sulle politiche agricole regionali è un obiettivo condiviso ma la partecipazione deve partire anche dai territori e dalle esperienze che negli ultimi anni hanno contribuito alla costruzione di strategie locali integrate. È questa la posizione espressa dai Distretti biologici toscani sulla proposta di legge regionale dedicata ad agricoltura e sviluppo rurale, già trasmessa alla Giunta e al Consiglio regionale.
Il provvedimento viene valutato positivamente per diversi aspetti, tra cui la semplificazione amministrativa, la promozione del lavoro agricolo di qualità, i controlli, il governo delle aree rurali, la gestione delle risorse idriche e l’educazione alimentare. La principale riserva riguarda però la futura Consulta permanente per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, nella quale non compare in maniera esplicita una rappresentanza dei Distretti rurali, biologici e del cibo.
Secondo i promotori del documento, i Distretti non devono essere considerati una semplice componente aggiuntiva del mondo agricolo. La loro funzione è infatti quella di mettere in relazione soggetti diversi: aziende, amministrazioni comunali, associazioni, organismi di ricerca, cittadini e attori delle filiere. Proprio questa capacità di aggregazione consente loro di elaborare strategie che tengono insieme sviluppo economico, tutela ambientale e bisogni delle comunità locali.
L’assenza dei Distretti, sostengono, rischierebbe dunque di creare una Consulta rappresentativa delle categorie e delle istituzioni, ma meno efficace nel dare voce ai sistemi territoriali. Una debolezza che potrebbe pesare soprattutto su questioni come adattamento climatico, consumo di suolo, acqua, agricoltura sociale, servizi ecosistemici, filiere corte e politiche alimentari.
Altro punto centrale è il passaggio da una semplice consultazione a una partecipazione capace di incidere sulle decisioni. I Distretti propongono che la Consulta venga coinvolta prima dell’approvazione dei principali strumenti di programmazione, dal PRS al DEFR, dal Complemento regionale per lo Sviluppo Rurale alla fase post-2027, fino ai criteri generali dei bandi e alle strategie su biodiversità, clima e aree interne.
La richiesta finale è quindi quella di costruire una governance più equilibrata, collegando categorie economiche, istituzioni e territori e coordinando la nuova Consulta con i tavoli regionali già attivi. L’obiettivo è valorizzare un patrimonio di cooperazione e progettazione locale già esistente e metterlo al servizio delle future politiche agricole e rurali della Toscana.

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